Un tè con Noumeda Carbone – Enquire Magazine interview

Born to be curious.Ven 08 giugno 2012 / Anno III / N.51
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Un tè con Noumeda Carbone

Noumeda (2)Noumeda Carbone è nata a Parigi, ed ora lavora a Firenze. E’ una pittrice, e dal 2006 è anche una delle illustratrici più ricercate, per il suo tratto e stile molto particolari. Le sue immagini, sognanti e affascinanti, sono state scelte da clienti importanti, tra i quali ci sono Leo Burnett, The Guardian, Pitti Immagine, Breil, la London Lyric Opera, etc etc.
Gentilissima, nonostante la gran mole di lavoro è riuscita a ritagliarsi un pò di tempo per noi, e il risultanto è stata una piacevolissima chiacchierata.

Ciao. Siamo lieti di poter fare qualche domanda su di te e sul tuo lavoro, che ci piace molto. Ti va di raccontarci come hai iniziato ad occuparti di illustrazione?
Mi considero un’autodidatta. Disegno da quando ero bambina: non mi occupavo di illustrazione, disegnavo e basta. Le persone, gli animali, i fiori e il mio stato d’animo. Ho continuato a farlo per anni, ampliando piano piano lo spettro dei miei interessi e nascondendo tutto pudicamente sotto il letto. Ricordo bene quando decisi di propormi come freelance: mi trovavo a New York, metà ottobre 2006. A novembre 2006 ho aperto la mia prima galleria su MySpace, esponendo i miei disegni segreti al giudizio di un pubblico potenzialmente vastissimo.
Tecnicamente mi sono preparata all’Istituto d’Arte di Firenze frequentando lezioni di incisione, tecniche di stampa antica, legatoria e scultura.

Troviamo che il tuo stile, estremamente raffinato, sia caratterizzato da una forma di eleganza minimale anche nelle composizioni più complesse. Però questa è una nostra opinione. Tu come definiresti il tuo stile?
In gran parte è colpa del metodo: voglio imparare bene, in maniera approfondita. Quindi parto dal minor numero di elementi possibile. Per esempio, inizio a disegnare dandomi una regola, una sfida che riesce sempre a sorprendermi nel risultato: limito le tecniche da usare (linea, puntini?) gli strumenti (china o pennarello? un tipo di pennarello o due tipi differenti?) oppure decido di usare un numero minimo di elementi (le spine ed i fiori, oppure le spine, i fiori e le foglie).

Nei tuoi lavori è presente un’apparente contrapposizione tra parti elaborate meticolosamente nei dettagli, ed altre parti in cui lo spazio è occupato da macchie di colore (o nere, o dal colore del foglio). Eppure il risultato è sempre molto armonico. Come hai sviluppato, o come si è evoluto, questo aspetto delle tue opere?
Credo di avere iniziato a cinque anni, esercitandomi in modo regolare ad annodare fili da cucire per un’ora di seguito e risolvendo il nodo durante l’ora successiva. Alternavo questo allenamento (del tutto intuitivo, ma che poi si è rivelato notevolmente importante nell’estetica del mio lavoro) allo studio dellle proporzioni del corpo umano di Albrecht Dürer. Passavo in questo modo gran parte del primo pomeriggio; dopo questa fase di studio, andavo in giardino (vivevo in campagna) e giocavo con ulivi, iris e fiori di campo fino al tramonto. Il tramonto mi inebriava completamente, perchè sentivo svanire la percezione precisa dello spazio intorno a me, causandomi vertigini percettive.
Ecco, questo incontro fra il nodo causato artificialmente e la rivelazione della natura, del caso, mi hanno portata a questa estetica. Forse.

Una delle cose più interessanti dei tuoi lavori, che ci piacerebbe approfondire con te, è il loro tono: sussurrato, che prende forma in opere fiabesche (oniriche?), anche quando sembrerebbe che stai affrontando temi estremamente introspettivi e personali. Puoi dirci qualcosa di più?
Onirico. Ci sono dentro fino al collo. Tu no?

Ovviamente sono state la bellezza e lo stile estremamente personale dei tuoi lavori a farti scegliere come illustratrice da diversi clienti importanti. Noi vorremmo ribaltare un po’ il concetto e chiederti: il lavorare con clienti così interessanti ti ha influenzata o ha contribuito all’evoluzione del tuo stile?
Si. In questi anni ho avuto l’opportunità di collaborare, più che con clienti importanti, con alcuni art director molto capaci, seriamente preparati. Questi incontri mi hanno dato la possibilità di guardare il mio lavoro con occhio critico differente e di esporre il mio lavoro su uno spazio aperto a livello internazionale. Un salto immediato, che non avrei potuto realizzare altrettanto rapidamente da sola, muovendomi a livello locale. A Firenze, (e in genere in Italia) vivevo la mia passione con estrema solitudine. Dovevo trovare sempre soluzioni diverse per arrivare alla fine del mese. Non potevo concentrarmi esclusivamente sul segno, sul disegno. Ne soffrivamo io ed il mio ego e di conseguenza a volte mi bloccavo completamente. Queste collaborazioni sono state per me le prime dichiarazioni d’amore. Risultato: mi sono sentita spronata a continuare.
In genere, comunque, il lavoro su commissione costringe a riflettere su soggetti e sentimenti diversi dalla propria scelta tematica ed urgenza emotiva, personale.
Nel momento in cui mi sono trovata a lavorare su commissione a ritmi sostenuti, ho dovuto trovare una soluzione per non entrare in una fase di rigetto.
Ho deciso di vedere qualsiasi lavoro su commissione come occasione per approdare a nuovi giochi estetici, espressivi, ed anche per scoprire nuovi spazi interiori.

Quali sono le tue principali fonti di ispirazione, prima di iniziare un lavoro?
Parto sempre da una vasta invadente e diffusa sensazione di disagio. Non è proprio una ispirazione, ma è il mio punto di partenza fondamentale, la molla che attiva lo scatto creativo. Poi arriva la natura, quella dei fiori del cielo delle foglie sugli alberi ma anche la mia naturale propensione verso una dettaglio piuttosto che verso un altro.

Come sviluppi le tue idee creative? Segui l’istinto o segui un metodo?
Ho studiato molto danza; mi piace il movimento coreografico, un’invasione creativa dello spazio. Per me lo spazio è aria, la musica la forma delle cose, il silenzio lo spazio vuoto. Procedo soprattutto per sensazioni dinamiche!

Lavori combinando tecniche tradizionali, come l’acquerello e le penne a punta sottile, all’elaborazione digitale. Come avviene la scelta delle tecniche che usi?
La scelta per i primi due è assoutamente sensoriale. Entrambi emettono un suono e immettono un ritmo musicale al “fare”. C’è poi la sensazione puramente tattile: mentre il contatto del primo sul foglio è sensuale, l’altro ha un sapore -come dire- più acre. L’uno è umido e apre a movimenti ampi, l’altro (dal tratto molto sottile: uso una punta 0,05) mi porta ad un quasi totale isolamento, ad una più serrata introspezione. L’elaborazione al computer, invece, interviene in fase successiva e di solito la uso per modificare alcuni dettagli, oppure alcune scelte compositive. Tutti e tre mi danno un ritorno visivo differente mentre lavoro: il foglio di cotone assorbe lentamente e dolcemente il colore ad acquerello, il pennarello delinea con precisione il tratto e l’immagine, Photoshop… mi confonde e illumina il viso mentre elabora complicati calcoli di pixel ridisegnati.

Ci racconteresti qualcosa dei tuoi progetti futuri?
Una personale disegni e sculture alla galleria Sesto Senso di Bologna curata da Adele Dell’Ario.

Grazie per aver risposto alle nostre domande. Ti salutiamo facendoti un’ultima domanda, che facciamo spesso: hai qualche consiglio da dare agli altri creativi?
Approfittate degli strumenti e delle possiblità del terzo millennio.

Ringraziando Noumeda vi lasciamo con il suo sito e i suoi lavori www.noumeda.com

Questo articolo è stato scritto il 4 novembre 2010 da Domenico Marazia

http://www.enquire.it/2010/11/04/intervista-noumeda-carbone-grafica-illustrazione/

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About Noumeda Carbone Italian artist and freelance illustrator

I'm a Paris born, Italian artist and freelance illustrator based in Florence, Italy. I work with ink, pigment liner, felt-tip pen. I like the error, the small surprise between lines, the light. www.noumeda.com

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